Michela Ferrara, terza all’undicesima edizione del concorso Arte Bizantina negli Eremi di Gravina

La parola a te. Una nuova rubrica online per dare voce ai cittadini ricadesi. La possibilità di raccontarsi attraverso la propria professione, le passioni, le iniziative portate avanti, i progetti e i sogni a Sud.
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Oggi abbiamo incontrato Michela Ferrara, “Santa Duminicota” doc che ha fatto dell’arte la sua vita.

  1. Com’è nata la tua passione per l’arte?

Non saprei individuare un momento specifico, per me si è trattato di un’evoluzione personale, un dare voce spazio e tempo ad un proprio sentire, una propria inclinazione. Nella mia genetica vi sono e vi sono state molte persone creative, quindi in un certo senso c’era già una buona base.  Fin da piccola mi ritagliavo il tempo per disegnare, creare, suonare, cantare e da grande volevo fare l’artista! … ma poi, i miei studi mi hanno portato ad una laurea in Economia e ad un Master in Management! Nel frattempo, mi sono interrogata sul mio senso, su cosa io volevo e potevo essere davvero … e piano piano, l’arte si è presentata ai miei occhi e al mio cuore, quasi a fornirmi la risposta.

Viaggiando per l’ Italia e all’estero ho potuto vedere cose meravigliose: la perfezione del Cristo velato a Napoli, i codici miniati del Beato Angelico a Firenze, le cattedrali gotiche della Francia … potrei continuare per ore … ogni cosa mi dava un senso di “oltre”, mi parlava di bellezza, di armonia, di colori, di luce, di pace e mi sono resa conto che erano già sentimenti a cui aspiravo. Così, un bel giorno decisi di iniziare a dipingere e a dare del tempo pur senza vedere inizialmente frutti. Costanza, pazienza, dedizione e amore sono state mie fedelissime alleate!. Lasciai quello che era il mio lavoro per dedicarmi solo a questo perché volevo imparare a dipingere le pergamene come facevano i monaci di un tempo. Poi ho scoperto di avere questo talento come dono e me ne sono presa cura, l’ho coltivato per anni così come si fa con una pianta. Ed ora, eccomi qua a parlare della mia arte!

 

  1. Nell’antica Grecia gli artisti avevano un ruolo sociale centrale. Oggi non sembra essere così. In cosa ci siamo persi?
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Nella cultura greca la bellezza è sempre stata associata  ad altri valori, la parola greca “ Kalòs” indica l’espressione totale del bello che va a braccetto con quella di buono “agathos”. Vi era una vera e propria teoria della bellezza. Sul tempio di Delfi si legge “il più gusto è il più bello”, “nulla in eccesso”. Vi era una visione del mondo che ruotava intorno all’armonia, all’ordine, a bello. Ed oggi? Chi ci parla di armonia? Chi ci insegna che bisogna allenarsi al bello, a cercarlo, a riconoscerlo? Tutto questo è strettamente legato alla propria evoluzione, alla propria sensibilità. L’arte è adimensionale è pazzia pure a volte!, non ha un significato logico e neppure di utilità: perché lavorare la pietra come fosse un merletto? (vedi L’Alhambra), perché dipingere una miniatura? Perché costruire un’Abbazia a monte Sant-Michelle?… trattasi di tutte cose fuori norma. Ad oggi, diventa quasi impossibile fare qualcosa che sia fuori dalla norma perché dobbiamo essere tutti socialmente inseriti, riconosciuti validi ed avere un ruolo nella società. Siamo schiavi di un sistema massivo che ci vuole cosificati, dove vige l’ideologia del bello e non il vero bello. Non viene valorizzata la bellezza ma l’estetica, si deve dire che è arte un buco su una tela o una sedia appesa sottosopra! Posso dire che l’arte, quando è vera, appaga tutti i sensi, ti toglie dalla razionalità e coinvolge tutto il tuo essere, va oltre la tecnica, oltre il produrre … se si è troppo materialisti e frenetici, non potremmo apprezzare ciò che è senza tempo! (quando una cosa è bella è bella sempre e non segue le mode). Mi chiedi in cosa ci siamo persi?…. ti direi che forse ci dobbiamo ritrovare, bisogna dare voce alla nostra sensibilità e coltivare la nostra identità, solo così un vero artista sarà cercato, riconosciuto ed apprezzato per ciò che trasmette e per ciò che ha dentro.

 

  1. Non ti scordar di me, questo il titolo della manifestazione organizzata da Legambiente e Ic di Ricadi. In che modo hai contribuito? Raccontaci le emozioni di quella giornata.

E chi se la scorda quella giornata!!! L’emozioni sono state davvero tante e tutte belle. Sono stata contattata da Catia Viscomi, mia amica dall’infanzia, la quale mi ha chiesto se avrei potuto dipingere durante la manifestazione un fiore. Ho accettato con grande piacere perché avevo l’occasione per trasmettere ai bambini della scuola primaria del mio paese, il senso della bellezza di un fiore, della pittura, dei colori e di interagire così con loro.

Mi sono presentata quel giorno con una tela e il disegno a matita del fiore non ti scordar di me ed una frase “Bisogna educare alla bellezza”. Accanto a me un tavolino con i colori e i pennelli. Ho preparato un disegno semplice perché spesso è nelle piccole cose la bellezza, è nella semplicità o nelle sfumature di un fiore, li spronai ad osservare la diversità di ogni singolo petalo.

All’inizio i loro visi erano increduli, stupiti, sempre più entusiasti di vedere un quadro nascere sotto i loro occhi, man mano che le sfumature iniziavano a prendere vita sulla tela, i loro occhi si meravigliavano e iniziavano a fare mille domande. Ricordo un bimbo che mi disse : ”tu non sei normale”! “e chi se lo scorda questo giorno?” ed un’altra che si sedette a terra accanto a me dicendomi: ”Se fosse necessario aspettare qui tutto il giorno, io ci starei e anche di più!”. E’ stata una bella opportunità sia per loro che per me, mi sono sentita come il contadino che semina un piccolissimo seme nella terra. Sono certa che a lungo andare qualche pianticella nascerà! (Anche se non si sa dipingere o suonare , se siamo allenati al bello, allora lasceremo il posto dove siamo anche meglio di come lo abbiamo trovato! Altrimenti distruggeremo tutto senza neppure badare a dove mettiamo i piedi.) Ho donato alla scuola quella tela così che i bambini si ricordino dell’importanza del coltivare la propria terra, noi stessi e le nostre passioni, avere cura delle piante e dei fiori che sono belli e ci regalano colori e profumi.

 

  1. L’arte e la fantasia in che modo incidono sullo sviluppo dei bambini? E quanto sono importanti nella loro formazione?
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Sono importantissimi! Arte e fantasia, come dicevo prima, coinvolgono la nostra parte arazionale di noi stessi, permettono di esprimere il nostro sentire, i nostri sogni, ci danno gioia. “Nell’atto di creazione di ciascun individuo l’arte nutre l’anima, coinvolge le emozioni e libera lo spirito, e questo può incoraggiare le persone a fare qualcosa semplicemente perché vogliono farlo. L’arte può motivare tantissimo, poiché ci si riappropria, materialmente e simbolicamente, del diritto naturale di produrre un’impronta che nessun altro potrebbe lasciare ed attraverso la quale esprimiamo la scintilla individuale della nostra umanità”. (Bernie Warren in “Arteterapia in educazione”).

Oggi la tecnologia ha invaso praticamente tutti gli spazi liberi dei bambini, già da molto piccoli vengono lasciati davanti alla tv o con i tablet sul divano, oppure frequentano innumerevoli corsi extra scolastici, la maggior parte per scelta di genitori e non per un sentire proprio…tutto questo non facilita la creatività del bambino e la sua fantasia perché c’è  chi gliela fornisce già  impacchettata. Ogni bimbo ha la sua caratterialità, personalità, sensibilità, talento, l’arte e la fantasia danno loro la possibilità di conoscerla e di esprimerla. In tal modo si rafforza il proprio essere e gli si dà modo di fare qualcosa solo per il gusto di farlo, perché piace!

 

  1. Hai vinto il terzo premio all’undicesima edizione del concorso Arte Bizantina negli Eremi di Gravina. Raccontaci questa esperienza.

Davvero una bella soddisfazione e un premio inaspettato per me che mi sono affacciata all’arte sacra dell’iconografia da meno di un anno.

Sto frequentando la scuola di iconografia presso l’Abbazia di Pulsano (FG), lì una signora di Gravina mi parlò di questo concorso nazionale e mi consigliò di partecipare. Avrei dovuto fare un’icona grande rappresentante la Maddalena seguendo i canoni dell’arte bizantina antica, quindi usando solo pigmenti naturali in polvere miscelati con la tempera all’uovo (tecnica cretese). All’inizio non pensavo di partecipare in quanto quello dell’iconografia è un mondo a sé, non è come realizzare un quadro, è un’arte sacra!, si lavora in preghiera, si entra in un’altra dimensione dove c’è Dio che ti usa, usa le tue mani, il tuo lavoro per rivelarsi in tutta la sua bellezza. Ogni linea, ogni colore, ogni forma ha un significato teologico ben preciso, nulla è a caso. Pensai di avere poca esperienza per partecipare ad un concorso così importante ma poi decisi di mettermi in gioco, per crescere, per imparare cose nuove, per confrontarmi e conoscere iconografi.

Il 12 Maggio 2018, la sera della premiazione, con mio grande stupore, la giuria composta da esperti d’arte, da storici e professori, fece il mio nome come vincitrice del terzo posto. Sul podio insieme ad iconografi già esperti, quella sera, ci fu anche una Santa Dumenicota doc!!! L’opera è stata premiata per la tecnica utilizzata e l’alta qualità dei materiali, per l’espressività del volto, per l’eleganza delle linee, per la lavorazione del manto della Maddalena e per la precisione della doratura. L’opera contribuirà ad arricchire il patrimonio della Citta di Gravina.

Un’esperienza davvero bella anche dal punto di vista umano, in quanto ho avuto modo di farmi conoscere e di far conoscere il mio paese ma anche di conoscere altre persone ed intraprendere nuove relazioni

 

Ultima domanda: quanto è importante seguire i propri sogni?

Questa è una bella domanda! Lo chiedi ad una che ha rivoluzionato la sua vita per seguire un sogno!!! Tutto è nato da un sogno, un sogno è come un pallino fisso nella mente…se è bello, farai di tutto per viverlo, per dargli vita, o comunque ti muoverai verso di esso, come una tensione interna che ti fa dire : “voglio questo! Lo desidero! Come sarebbe bello se…!”.

Mi veniva detto che non si campa d’arte, quasi come se gli artisti non facessero un vero e proprio lavoro, ma io sognavo di diventarlo, mi ci sono impegnata e tuttora mi impegno per esserlo. Il sogno ti porta oltre i tuoi limiti e dà importanza al positivo che è in te, al germe di vita nuova che vive dentro noi stessi.

E’ una sorta di motore interno che viene da dentro di te e non ti viene imposto da fuori. E’ un po’ come seguire la propria vocazione! C’è chi diventa medico perché lo sogna da piccolo, c’è chi ha il sogno di diventare calciatore….io avevo tanti sogni e fino a ora li ho quasi tutti realizzati perché se lo vuoi puoi! Sognavo di viaggiare, di imparare a suonare, di cantare, di dipingere … tutte cose realizzate, ma ci sono anche altri tipi di sogni che non sono utopie e che spingono l’essere a desiderare di più perché sa che ci può essere di più e non si accontenta di ciò che vive ma è teso verso l’oltre, verso l’infinito. Un uomo che non sogna è già morto dentro, non ha passioni, non ha desideri … verso cosa si muove? La vita si esaurisce così solo nel mangiare, dormire e lavorare e basta. Ma si può vivere meglio! Sognate, perché sognare rende vivi e se sono sogni veri e non indotti, allora essi vi condurranno alla libertà. Forse non raggiungeremo il traguardo sognato ma saremo felici ugualmente per averci provato!

Autore dell'articolo: Carmelina Pontoriero

Carmelina Pontoriero
Collaboratrice per il bimestrale "RicadInforma". Laureata in Scienze dell'Educazione. Molto attiva nel campo dell'associazionismo. Fa parte dei Volontari della Croce Rossa, del gruppo "Pedagogia della R-Esistenza" attivo presso l'UniCal e degli Amici di Pino Masciari

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