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editoriale
RICADI: CITTADINA DELL’ACCOGLIENZA
di Francesco Apriceno

Ricadi è una località famosa per la sua accoglienza turistica, ma la sua ospitalità non è riservata soltanto a chi viene per trascorrere le proprie vacanze. Nelle edizioni precedenti abbiamo raccontato su queste pagine le storie di integrazione di molte persone provenienti da diversi paesi del mondo, che non hanno riscontrato grandi problemi di ambientamento e che hanno ricordato l’indole calorosa degli abitanti della Calabria e del Sud. Sarà lo stesso con i rifugiati che il Comune ospiterà dopo la sua adesione allo SPRAR (Sistema per la protezione dei richiedenti asilo e rifugiati)? Questa è la speranza poiché c’è chi ha paventato una “morte del turismo nella Costa degli dei” dal momento che oltre a Ricadi anche gli altri comuni limitrofi hanno  aderito al bando del Ministero dell’Interno. Purtroppo le sacche di xenofobia presenti
all’interno della società stanno prendendo il sopravvento in una realtà caratterizzata dalla paura dello straniero e dall’incertezza. Si guarda al fenomeno migratorio come ciò che potrebbe impoverire ulteriormente le risorse di una regione martoriata e non come un fattore potenzialmente positivo per il tessuto sociale dal punto di vista culturale ed economico. Basti pensare a Riace, diventato negli anni il borgo dell’accoglienza, facendo ripartire anche la sua economia grazie ai migranti. Inoltre, si avverte il bisogno di recuperare quella humanitas, intesa come solidarietà, che la cultura classica ci ha trasmesso come valore fondamentale per l’essere umano, ma che noi abbiamo smarrito
scegliendo la via dell’imbarbarimento dei cuori e delle coscienze. Sembra che tutto ciò che provenga da un “mondo” esterno al nostro possa impoverirci, possa privarci delle nostre libertà, dei nostri diritti. Sappiamo che ciò non risponde al vero poiché viviamo in uno Stato di diritto
che costituzionalmente deve garantire i nostri diritti, ma deve assicurare anche la solidarietà agli altri popoli che entrano in contatto con il nostro, la pace e l’equilibrio sociale. Tuttavia, il percorso non è sempre facile, ma non dobbiamo cedere alla tentazione di innalzare muri e barriere materiali o mentali che limitino la nostra tolleranza ad un confine che ci tenga lontani dall’incontro con l’altro che spaventa per qualche motivo irrazionale. Infatti, tornando all’obiezione relativa alla morte turistica del territorio va rilevato, con argomentazioni banali
quanto veritiere, che il rischio è alto, ma la causa potremmo essere noi stessi: chi getta i rifiuti nelle strade, chi scarica liquami
nei torrenti e nel mare, chi mal gestisce gli impianti di depurazione. Quest’ultimo riferimento ad un fatto di cronaca non è casuale,  ma voluto. Infatti, il sindaco del Comune di Ricadi  è stato denunciato per mancato smaltimento dei fanghi dell’impianto di depurazione
di Santa Maria. L’ipotesi è che le ditte incaricate del servizio di smaltimento non lo abbiano espletato per ben due anni. Di fronte ad un annoso problema come questo c’è da chiedersi se veramente dobbiamo  spaventarci dell’arrivo di 21 migranti in un paese di circa 4.900 residenti. Bisogna piuttosto considerare che Ricadi, se saprà vincere la sfida culturale e politica nei termini dell’incremento di servizi al cittadino e alle persone in generale, potrà finalmente diventare una cittadina fiore all’occhiello dell’accoglienza.

Autore dell'articolo: Francesco Apriceno

Francesco Apriceno
Dottore in Filosofia, giornalista pubblicista iscritto nell'elenco dei pubblicisti all'albo professionale dell'Ordine dei giornalisti della Calabria, dopo aver collaborato con il Quotidiano della Calabria, è stato addetto stampa per vari eventi ed è direttore responsabile di RicadInforma

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